Ció che é vero

In questi giorni impeversano sui social due video che mi hanno fatto riflettere, non perche rappresentino una novitá, piuttosto per la banalitá con cui il vuoto vuole palesarsi.
Trattasi di due momenti di crudeltá gratuita, il primo video mostra un disabile vessato dai bulli, nel secondo video un adolescente che per passar il tempo prende a calci un gatto.
Questi atti -sempre piu comuni- si ascrivono ad una visione razionalista della vita, promossa gioiosamente dalla societa attuale.

Che significa visione razionalista? Dietro gli atti criminosi c’é la volontà di dimostrare chi é il forte e chi il debole -girando il video, postandolo sui social- si rende verificabile (la prova inoppugnabile) di quanto sia facile annientare chi non puo/non riesce a difendersi.
Sui media (pensiamo ad alcuni Influencer amati dai giovani) é comune rintracciare discorsi tipo “É vero solo cio che é dimostrabile”,
un approccio che nasconde molte insidie e se portato all’estremo puó trasformarsi in artiglio, pronto a colpire non solo i “deboli” ma chiunque.

Torniamo ai ragazzi del video, si palesa il limite del dogma razionalista: parole come misericordia, compassione sono assenti perché non funzionali ai ruoli (debole/forte) che si vuole verificare.
Il Cristianesimo rimane l’unica alternativa rispetto al vuoto della via razionalista. Altresí nella pretesa di dimostare il vero, finiremo per mostrare il male. A diventare noi stessi malvagi.

Qualcuno é ancora convinto che il Cristianesimo non serva?

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Cambi

Cambiamenti in corso su hosting e domini, i contenuti ora saranno sempre raggiungibili.

In lavorazione siti di riferimento per le due App (Android e iOS): Spin Goal e Mosk the Jinn.

Per ora aggiungo che Spin Goal è un gioco che ricalca il feeling delle figurine anni 80 (1983, per essere precisi).
Mosk the Jinn è una App che propone a scadenza settimanale i migliori “creepypasta” del web, contenuti brevi dall’impatto inquietante.

Lavorazione su una storyboard per il prossimo fumetto.

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Cripto-cristianesimo (1/2)

Cripto-cristianesimo (1/2)

Comprendere l’immaginario vissuto.
Horror anni 80: educativo per alcuni, truffaldino per altri?

Mai avrei pensato che la Cancel Culture potesse “insegnare” qualcosa, eppure…
Andiamo per ordine.
Cos è la Cancel culture? E’ un movimento di pensiero nato in America, diffuso anche in Europa, che mette in discussione i traguardi della società “patriarcale”, ascrivendo a nemico numero uno l’uomo bianco-occidentale-cristiano.
I rivoluzionari della “CC” (d’ora in poi così denominata) parlano del patriarcato come cultura “tossica”, colpevole di ingiustizia verso le minoranze.
E’ una spiegazione sintetica, la “CC” non rappresenta solo una moda, oggi nelle università USA la si insegna, i professori affermano che la caduta delle statue di Cristoforo Colombo sia il primo gesto di emancipazione; la storia (il passato) non deve essere d’ostacolo per autodeterminarsi.
Nella lista dei cattivi non troviamo solo Colombo, ma una buona fetta del cinema horror anni ’80 ’90.

Caccia alle streghe

E’ inevitabile: ban assoluto per le icone del brivido (Jason, Michael Myers e compagnia sanguinante).
Si punta il dito contro la filmografia “slasher” che tanto andava di moda negli anni ’80/’90, i giovani d’oggi sono esposti ai pericoli (addirittura!) del genere horror.
Ma quali sono i pericoli? Forse, la violenza eccessiva?
Nossignore. Secondo la CC questi film sono da censurare perché cripto-cristiani.
Cripto-cristiani?
Che significa?

Ce lo spiega una tizia, megafono alla mano, che in un campus universitario esorta la folla (uno sparuto gruppetto) a non visionare film slasher perché intrisi di “cristianesimo nascosto”.
Per i pochi che non lo conoscono, il genere slasher segue un meccanismo preciso: un serial killer, teenagers/giovani-adulti, il massacro di questi ultimi attraverso armi da taglio. Difficile un accostamento con la religione, eppure…

Segnali nascosti.

Trovo un vecchio articolo su Fangoria (ediz. Italiana) che conferma l’accusa mossa dalla CC: negli anni ’80 ’90 per sensibilizzare gli adolescenti su tematiche come gravidanze indesiderate, abuso di alcol o droga si utilizzava come veicolo di informazioni (anche) i film horror.
Dove non poteva/sapeva arrivare la scuola o la chiesa, ci provava l’intrattenimento, inoculando nelle storie delle vere catechesi.
Lo spettatore tramite la sorte delle vittime assisteva a ciò che non doveva esser fatto e sulle possibili conseguenze (il villain agiva apparentemente a caso, ma interpretava la punizione divina verso una condotta errata).
Il genere slasher gestiva questo aspetto molto bene, non ti accorgevi che i poveri disgraziati -vittime del serial killer- finivano sotto la sua lama perchè dediti chi allo spinello, chi alla fornicazione, chi all’ubriachezza molesta.
“Non ti accorgevi” ho scritto “però rimaneva in mente” aggiungo*.

Conclusione: Sì, un determinato filone horror può definirsi cripto-cristiano.

Veniamo alle domande: la CC rifiuta il cinema in congiunzione (fosse pure nell’ombra) con il cristianesimo, perché?

La presenza di messaggi positivi dovrebbe essere un bene, invece si preferisce cancellarli, perché?
Come per la maschera di Jason e Michael Myers, verrebbe da chiedersi: chi o cosa si nasconde dietro la Cancel Culture?

*Ora un qualunque episodio -per esempio- di “Venerdì 13” ci apparirebbe buffo, per come è ingenuo nel raccontare l’immaginario trasgressivo (l’erba, la birra senza documento, la musica metal), negli slasher moderni si parla di consumi/comportamenti ben più estremi.
Segnalo l’ottimo “Aquaslash”, film del 2020, per comprendere meglio la differenza di stigmatizzazione tra ieri e oggi.

Diabolico Trio e cripto-cristianesimo (2/2)

Diabolico Trio e cripto-cristianesimo (2/2)

Oggi con l’utilizzo di Internet siamo, come dice chi se ne intende, “tutti skillati” (preparati): «Altro che messaggi subliminali» pensiamo «nessuno può fregarci!».
Eppure escono film in continuazione (targati 2020 e oltre) dove sussiste l’identico meccanismo, segno che il “trucco” funziona (cambia la portata del peccato ma l’epilogo cruento è identico).
A me il cripto-cristianesimo piace, la morale che dà valore all’opera non deve essere censurata. Mai. Semmai esaltata.
“Diabolico Trio”, l’app/gioco disponibile su telefoni Android ed Apple, è un esempio di come la fede sia il cuore pulsante della storia.
Impersoniamo don Exido (don Ex, per gli amici), un prete natio del Messico, esorcista ed esperto di occultismo.
Lontano dai canoni estetici “sublimi” (come sono dipinti coloro che vivono nel sacro), il volto di Exido è per metà scarnificato: sembra un villain, non un salvatore.
E’ la rappresentazione di un cripto-cristianesimo originale: invece che esibire una morale, mette a nudo una fede “personalizzata”.
Rompe gli schemi tra miracolo e magia, occultismo ed esorcismo, Exido non vuole dimostrare di essere pio (di questa risma quanti ne abbiamo!) ma autentico.
Il cripto-cristianesimo in Diabolico Trio (come nei film anni anni ’80 ’90 menzionati sopra) non diventa mai sovversivo, dietro gli esorcismi in nome della Santa Muerte, le croci usate a mò di pugnali, non mette in discussione l’appartenenza alla Chiesa.
E’ un Cristianesimo a misura di chi lo vive, una intuizione scaturita da un sondaggio del 2021; il sondaggio poneva alcune domande ai cattolici su cosa pensassero della fede.
La risposta della maggioranza scioccò qualche benpensante: gli intervistati non si aspettavano dalla Chiesa alcun cambiamento (su dogmi, dottrina, ecc) ma allo stesso tempo, come credenti, rivendicavano la libertà di vivere la fede a modo proprio.
Due esempi immediati: “Non voglio che la regola del venerdì senza carne sia abdicata, ma sono io a decidere se mangiare carne il venerdì”.
“Il celibato dei preti va bene, ma se volessero sposarsi non ci sarebbe nulla di male”.
Il risultato del sondaggio svela quanto i fedeli siano connessi al futuro, alle sfide di domani.
Diabolico Trio tramite una storia di cronaca nera si permette di raccontare il cambiamento della fede. Senza fare spoiler, un Cristianesimo che rende possibile l’impossibile, come don Exido,un pò esorcista, un pò bandito.

Una fede lava l’altra?

Mia riflessione sulle violenze perpetrate in Piazza Duomo, durante la notte di Capodanno.

Mi soffermo su una stranezza, forse neanche tanto, visto la piega presa dai Media: nell’articolo de Il Corriere della Sera (milano.corriere.it) leggo la parola “oratori” insieme a “musulmani” (vedi foto allegata).

Straniamento e successive domande: davvero i mussulmani vorrebbero/frequenterebbero gli oratori?
Non è la moschea il luogo (unico, a detta dell’islam) deputato a forgiarne il credo?
Un errore grossolano del giornalista (che scambia le fedi come alla cerimonia di un matrimonio) o una narrazione adeguata ai tempi?

Scopriamolo insieme.

Iniziamo dall’articolo in questione, da cui è estratto l’immagine del post.
Si riferisce ad un fatto di cronaca in cui dei giovani musulmani (immigrati, nuovi o di seconda generazione) hanno violentato, approfittando della festa in piazza, decine di ragazze.

Tralasciamo il discorso immigrazione/provenienza/contesto sociale e concentriamoci su una frase:

“… Per gli stranieri, specie musulmani, il solo circuito aggregativo giovanile davvero radicato sul territorio, quello degli oratori, non può essere una soluzione”.

Domanda successiva: davvero c’è qualcuno che riduce il Cristianesimo ad un metodo educativo per risolvere i problemi di un altra religione?

In realtà è un equivoco di lunga data, da quando?
Da quando Bergoglio ha scelto di trasformare la Chiesa in una roccaforte a difesa dell’Islam, facendosi lui stesso “garante” della “religione di pace”.
A volte immolandosi letteralmente: “Se uno offende mia madre gli do un pugno” per (quasi) giustificare l’attentato a Charlie Hebdo, oppure diffondere il teorema della depressione che colpisce (poverini!) i terroristi islamici.
Le parole del papa sono atte a non tirare MAI in causa l’Islam.

Dunque per le azioni in piazza di Abdallah e Abdelrahman (i due accusati di stupro) si nomina l’oratorio, non la moschea. Chiaro?

Tralasciando il sogno bergogliano (i ponti, l’Islam cristianizzato, il cattolicesimo dei barconi) le azioni di questi giovani riconducono a domande concrete: gli imam cosa predicano? Le moschee come operano?
La comunità musulmana rispetto a queste violenze che tipo di giudizio dà?

Basterebbe iniziare ad ammettere che ogni religione per essere funzionale DEVE bastare a sè stessa, non deve cercare giustificazioni da altri.
Parole scontate, sì, ma vallo a spiegare al giornalista del Corriere.